L’icona della Dormizione di Maria

L’icona della Dormizione di Maria

Celebrata a metà di agosto, la più grande festa cristiana in onore di Maria portava in origine il titolo di Dormizione, ma con la colletta veneranda composta dal papa siriano Sergio I (687 – 702), questa denominazione mutò in Assunzione. In Russia si mantenne sempre quella di Uspenie (dormizione), in Grecia coesistono sia Koimnesis che Analepsis. La proclamazione del dogma del 1950, voluta da papa Pio XII, fu solo un ribadire nella chiesa cattolica quel che era una ferma convinzione del mondo ortodosso.

Il termine Assunzione ci ricorda quello dell’Ascensione di Gesù e la glorificazione di Maria è infatti modellata su quella di suo Figlio. Maria, dopo la morte, è stata accolta totalmente nella gloria di Lui, e anche dopo la sua dipartita dalla terra continua ad essere Madre della Chiesa e ad intercedere per i fedeli di suo Figlio. Il Kondakion della festa composto da Cosma di Maiuma canta infatti così:

La tomba e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio che prega incessantemente per noi e resta ferma speranza di intercessione. Infatti Colui che abitò un seno sempre vergine, ha assunto alla vita colei che è la Madre della Vita.

La liturgia mette in risalto la vittoria sulla morte di Colei che aveva già vinto il peccato; ma l’interesse dei testi liturgici bizantini si concentra più sulla morte di Lei, seguita dalla sua Assunzione in paradiso in anima e corpo incorrotto.

Gli scritti degli apocrifi, detti del transitus, sono unanimi e certi che la Madre di Gesù sia stata sepolta nel Getzemani, mentre lì non ve ne è rimasta alcuna traccia. Questo si spiega anche con gli avvenimenti storici: l’evangelista Giovanni restò in Giudea dopo la guerra giudaica del 66-70 e dopo che Gerusalemme fu rasa al suolo. Durante l’assedio di Gerusalemme i cristiani si erano rifugiati al di là del Giordano. E’ probabile che Maria sia morta in quegli anni, altrimenti più tardi san Giovanni non sarebbe partito per l’Asia minore lasciandola sola. L’imperatore Adriano poi, costruì una nuova città sulle rovine di Gerusalemme. Secondo gli apocrifi Maria fu avvertita della prossima morte dall’Arcangelo Gabriele. Espresse allora il desiderio di rivedere gli apostoli sparsi nel mondo e questi furono tutti trasportati miracolosamente presso di Lei, tranne Tommaso. Essi le dettero sepoltura con grandi onori nel Getzemani, ma quando arrivò Tommaso, dopo tre giorni, constatarono che la tomba era vuota e al suo posto vi erano dei fiori.

La liturgia bizantina, per non parlare dei tantissimi scritti dei Padri della Chiesa, anzitutto quelli di san Giovanni Damasceno, è ricca di preghiere innumerevoli, scritte da melodi e cantori sacri. Tutta questa innografia fa sì che vi sia una onnipresenza della Theotókos nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, come le icone mariane che sono centinaia di diverse tipologie, tanto da superare le feste mariane canoniche disseminando tutto l’anno liturgico di feste mariane minori.

Analizziamo ora l’icona della festa. In essa vediamo coesistere due dimensioni, quella umana, raffigurata dal corpo di Maria sdraiata sul catafalco in posizione orizzontale sulla parte inferiore dell’icona, e quella divina in posizione verticale e centrale rappresentata da Cristo in gloria contornato dalla mandorla con le schiere angeliche, il quale porta in braccio, come fosse una bambina, l’anima della Madre purissima e vestita di bianco. In queste due assi è sottintesa una costruzione geometrica che rivela una croce rovesciata come una tau che è simbolo di risurrezione. Risurrezione di Cristo anzitutto, perché è Lui al centro della composizione; ma anche di Maria che vediamo in alto nella gloria di Dio. In occidente l’immagine della Dormizione è diventata il punto di partenza per la glorificazione di Maria e sfocia nella sua incoronazione. La mano del Padre che tiene una corona d’oro sopra Maria si vede già nella cattedrale di Parenzo del secolo VI. Questa corona simbolizza la maestà di Colei che è la Madre del Re dell’universo, del Pantocrator.

Nelle icone della Dormizione gli apostoli sono spesso rappresentati sia nel cielo, mentre arrivano volando trasportati dagli angeli in strane nuvole-conchiglie, che al di sotto chinati intorno al corpo di Lei. Nei lati più vicini ad essa si trovano san Pietro, a cui Cristo ha affidato la Chiesa, e san Paolo, grande apostolo delle genti del mondo civilizzato, e vicino ad essi alcuni vescovi con croci nere ben in evidenza sulle stole bianche e gruppi di donne piangenti da entrambi i lati. A destra e sinistra di questi gruppi due edifici indicano la città di Davide. In basso si trova sempre una candela accesa che simboleggia sia la chiesa orante che il mistero contemplato sull’icona.

A volte in primo piano, vicino alla candela, appare uno strano personaggio che alza le braccia per toccare la salma, ma le sue mani vengono troncate con una spada dall’arcangelo Michele. Nella II omelia di san Giovanni Damasceno leggiamo che questo profanatore voleva far cadere quel divinissimo tabernacolo afferrandone il giaciglio con violenza. Racconta poi che lo sciagurato rimase mutilato fino al momento in cui rivolse lo spirito alla fede e al pentimento. Subito, accostati i moncherini al tabernacolo, sorgente di vita e di miracoli, divenne nuovamente sano. San Giovanni Damasceno inserì questo episodio degli apocrifi per significare che Maria non può essere toccata né dal male né dall’odio: Ella è interamente consacrata a Dio che la custodisce gelosamente come ha custodito l’arca dell’alleanza da ogni profanazione (vedi II Sam. 6,6.7).

Nel monastero hanno vissuto fino alla loro morte, avvenuta nel 1998, due religiose che lo fecero conoscere agli italiani appassionati di icone. Suor Irina, o Madre Irene, era nata a San Pietroburgo nel 1907 e dipingeva icone col cuore pieno di fede. Suor Maria Donadeo invece era milanese, molto colta e nota per i suoi libri sulle icone, che è consigliabile leggere a chi si avvicina ad esse perché esaurienti ed economici, e per gli articoli interessanti sulla teologia e l’iconografia delle icone.

Suor Irina negli ultimi dieci anni della sua vita si ritirò in un eremo in una casetta adiacente al monastero, dove dalla fondazione aveva vissuto per alcuni anni il cappellano, a pregare, a dipingere icone e tenere una corrispondenza spirituale. Attualmente è allo studio un progetto per creare in una costruzione, ancora in fase di ristrutturazione nel giardino del monastero, un laboratorio stabile di iconografia in cui iconografi esperti potrebbero ritrovarsi e a turno dirigere neofiti bisognosi di guida. Si affiancherebbe al laboratorio anche un corso di restauro di icone e di immagini sacre di ogni tipo, in scultura o su carta e tela. Gli studenti potrebbero riportare ad uno stato fruibile tante opere di devozione alle quali i proprietari siano legati affettivamente e che desiderino ripristinare.

La missione che Dio ha affidato agli artisti di fede è quella di rivelare lo splendore del Suo Volto, per migliorare la vita degli uomini sulla terra e attraverso le belle immagini sacre annullare la corruzione della televisione spazzatura e della perniciosa pornografia. Se desiderate partecipare alla realizzazione di questa lodevole iniziativa, con un’offerta ma anche con preghiere e consigli, potete contattare il Monastero.

BANCA PROSSIMA
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intestato a:
Monastero Russo Uspenskij
Via della Pisana, 342 – 00163 Roma

Si può fin d’ora portare al monastero immagini sacre da restaurare e ordinare icone (a prezzi modici).

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